A CACCIA NELL'OASI BOSCO DEL TARTARO! PDF Stampa E-mail
Scritto da Dott. Bruno Gazzola   
Venerdì 25 Ottobre 2013 13:44

Prosegue la serie " A caccia nei parchi o nelle oasi" nella nostra sezione delle sentenze interessanti.

La precedente sentenza riguardava un caso di abbattimento di un capriolo nel Parco Regionale della Lessinia, mentre questa volta abbiamo un caso di caccia nell'Oasi Del Tartaro, sempre in provincia di Verona, nelle vicinanze di Legnago, ai confini con la provincia di Rovigo.

Ovviamente il titolo è ironico, in quanto è vietatissimo cacciare nei parchi o nelle oasi, ed infatti i due cacciatori protagonisti di questa brutta avventura sono stati denunciati dalla Polizia Provinciale ma poi assolti alla fine del processo celebratosi nel Tribunale di Legnago.

I due fratelli B. erano stati visti da una guardia volontaria mentre si aggiravano con i cani ed i fucili nell'area dell'Oasi Del Tartaro, ed era stato pertanto richiesto l'intervento della Polizia Provinciale, che una volta arrivata ha provveduto a sequestrare selvaggina e fucili, inoltrando rapporto alla Procura della Repubblica di Verona per la violazione dell'art. 30 comma 1° lettera D L 157/1992.

I due cacciatori in realtà erano del tutto ignari di trovarsi all'interno di un'area tutelata, in quanto nel punto di ingresso dalla stradella per la quale erano arrivati, non vi era alcuna tabella indicante il divieto di caccia, e le uniche tabelle esistenti su quel tratto di confine, erano invece visibili solo per chi arrivava da un'altra stradella, che era poi quella dalla quale era arrivata la Polizia Provinciale.

Che i due cacciatori fossero in buona fede era provato dal fatto che avevano regolarmente segnato sui loro tesserini i capi abbattuti: due fagiani ed una lepre.

Che le tabelle di divieto di caccia non ci fossero, dal lato da cui erano entrati due cacciatori, era invece provato dalla raccomandata che il presidente dell'ATC 6 aveva inviato in quei giorni alla Provincia, affinché provvedesse a ritabellare la zona; la cosa è stata anche confermata in udienza da una delle guardie volontarie che su ordine della Provincia aveva compiuto un sopralluogo sul posto, ed aveva provveduto a ritabellare quel tratto di confine dell'oasi.

Va anche dato atto della estrema correttezza dei due agenti della Polizia Provinciale di Verona, che durante il processo hanno riconosciuto il probabile equivoco sulla tabellazione che per loro era ben visibile, in quanto erano convinti che anche i cacciatori fossero entrati da quella stradella, mentre attraverso le fotografie satellitari che ho prodotto io al dibattimento, si è compreso che i cacciatori erano entrati dall'altra stradella, ove le tabelle mancavano.

Il Giudice, valutate tutte queste circostanze ed anche il fatto che nessuno aveva visto i due cacciatori sparare, li ha assolti perchè era evidente la loro buona fede, ma ha anche stabilito che poichè lepri e fagiani che vivono nellle oasi di protezione non hanno alcun contrassegno che li distingua dagli altri che vivono al di fuori, ha affermato anche questo principio, che in effetti può risultare particolarmente interessante in tutti i casi nei quali non vi è una testimonianza diretta sull'abbattimento della selvaggina.

Buona lettura della sentenza.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Ottobre 2013 09:21