A CACCIA IN ZONA DI RISPETTO? PDF Stampa E-mail
Scritto da Dott. Bruno Gazzola   
Mercoledì 22 Gennaio 2014 10:42

A CACCIA IN ZONA DI RISPETTO ?

GUARDIE LIPU "BACCHETTATE" DAL GIUDICE

Questo è il terzo episodio della serie "a caccia nei parchi o nelle oasi", quasi a chiudere una trilogia di casi di autentico abuso nei confronti di cacciatori ingiustamente accusati di aver commesso gravi reati come il cacciare nei parchi o in altre aree protette.

Stavolta il "fattaccio" sarebbe avvenuto in località Zambonina del Comune di Vigasio (VR), il 29 gennaio 2012.

Va detto, innanzitutto, che la località Zambonina all'epoca dei fatti non era mai stata dichiarata "zona di rispetto", contrariamente a quanto sostenuto dalle tre guardie LIPU, autrici della denuncia che ha portato  due cacciatori davanti al giudice, e soprattutto contrariamente a quanto sostenuto maldestramente  dal presidente dell'ATC 3 Mincio, e va anche sottolineato che non esisteva sul posto la tabellazione prevista per legge, fatta eccezione per una sola tabella!

Fatta la necessaria premessa, i fatti avevano inizio la mattina del 29 gennaio 2012 con l'irruzione della vettura delle arcinote tre guardie volontarie della LIPU in località Zambonina, ove  tre cacciatori si trovavano con i loro cani, all'interno di un canneto.

Con modi bruschi e sbrigativi le tre guardie intimavano ai cacciatori di fermarsi e di mostrare i documenti, annunciando a gran voce che sarebebro stati in contravvenzione.

I tre cacciatori, sapendo di essere del tutto in regola, ma soprattutto conoscendo le abitudini "poliziesche" delle arcinote tre guardie LIPU, non si curavano di loro e continuavano a perlustrare il terreno insieme ai loro amici a quattro zampe.

La cosa faceva saltare la mosca al naso delle guardie che si innervosivano oltre misura e interrompevano bruscamente l'attività venatoria dei tre cacciatori, ordinando perentoriamente l'esibizione di armi e documenti, ed iniziando a compilare i verbali di contravvenzione, che, si ripete, erano del tutto privi di fondamento e quindi arbitrari, in quanto la fantomatica zona di rispetto "Zambonina", non era mai esistita, se non nella mente delle tre suddette guardie e del presidente dell'ATC 3 Mincio.

In quelle condizioni è possibile che anche i tre cacciatori si siano innervositi per l'arbitrario intervento delle guardie e soprattutto per il fatto di essere stati interrotti nella loro legittima attività, e con modi assai bruschi, e per giunta contravvenzionati senza motivo, e pertanto non si può escludere che qualche gesto e qualche parola di troppo siano volati!

Fatto sta che oltre alle contravvenzioni per la caccia in zona asseritamente di rispetto, due dei tre cacciatori venivano anche denunciati dalle tre guardie LIPU per i reati di oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale (artt. 337 e 341 bis del codice penale).

Data la gravità delle accuse mosse dalle guardie LIPU, la Procura della Repubblica disponeva l'interrogatorio dei due indagati, Simone Z. di Isola della Scala e Andrea G. di Lugagnano, che venivano iscritti nel registro degli indagati.

Parallelamente, le contravvenzioni per la caccia in zona di rispetto giungevano in Provincia, dove però giungevano anche i ricorsi dei tre cacciatori incazzatissimi (in questo caso si può dire) per l'ingiustizia subìta.

La Provincia di Verona, esaminati gli atti, si vedeva costretta ad annullare le contravvenzioni, in quanto la fantomatica area di rispetto "Zambonina" non era mai esistita, e questo per colpa ( o per merito in questo caso) dei "vertici" dell'ATC 3, che  negli anni precedenti al 2012 non avevano fatto le cose per bene, e si erano limitati semplicemente a chiedere alla Provincia l'istituzione della zona di rispetto, senza procedere a tutti gli adempimenti richiesti dalla legge.

Nel frattempo anche la Procura della Repubblica esaminava gli atti e concludeva con la richiesta di archiviazione della denuncia per oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale, non esistendone i presupposti, e inviando gli atti al Giudice di Pace di Isola della Scala, per l'eventuale semplice reato di ingiurie, visto che le tre guardie LIPU sostenevano di essere state  pesantemente insultate dai due cacciatori ( il terzo cacciatore se ne era stato tranquillo, senza dire nulla) con frasi del tipo: "Andate in mona rompicoglioni-Siete dei rompiballe, delle facce di merda e dei mona, vi pagano per fare multe, invece di essere qua è meglio che state a letto con la moglie..." (è la trascrizione letterale del capo d'imputazione, come potrete leggere più avanti nella sentenza).

Fissata l'udienza dibattimentale, le tre guardie LIPU si costituivano parte civile, chiedendo la condanna degli imputati ed un risarcimento del danno, quantificato in Euro 2.500,00 (duemilacinquecento ) per ciascuna guardia, oltre alle spese legali, in pratica qualcosa come novemila Euro circa!

Durante lo svolgimento del processo il giudice si è ovviamente accorto che qualcosa non quadrava, sia nel racconto delle tre guardie, che era contraddittorio in più punti, sia per il fatto che una sola tabella di divieto non poteva essere ritenuta, ragionevolmente, indicativa di un effettivo divieto di caccia su di un'area di alcuni ettari, in quanto la legge nazionale e quella regionale impongono di tabellare con precise indicazioni, in modo da rendere agevole al cacciatore l'individuazione del perimetro da non oltrepassare per evitare guai, ma soprattutto il giudice si rendeva conto del grave torto che avevano subìto i cacciatori, in quanto l'annullamento delle contravvenzioni da parte della Provincia, era la prova che i cacciatori stavano esercitando il loro diritto, e che le guardie LIPU avevano invece compiuto un vero e proprio abuso, contravvenzionando i cacciatori per una violazione inesistente.

Proprio per questo motivo il giudice riteneva che le eventuali offese (mediante gesti o parole) alle guardie dovevano essere scriminate, ossia prive di alcun effetto, poiché le guardie LIPU per prime, con il loro comportamento illegittimo, avevano provocato la (probabile) reazione dei cacciatori, esattamente come prevede l'art. 599 del codice penale.

La sentenza del Giudice di Pace di Isola della Scala, Dott.ssa Carla Cocchi, è particolarmente interessante per almeno due motivi, il primo dei quali è per aver citato espressamente l'art. 33 della L.R. 50/93 che impone di tabellare razionalmente le aree protette, affermando il principio che le guardie per prime devono conoscere e controllare l'esistenza della tabellazione prima di elevare i verbali di contravvenzione,  ed il secondo motivo riguarda il fatto che il Giudice ha mostrato di dar credito ai documenti e non sempre e soltanto alle parole delle guardie per il semplice fatto che sono guardie, come spesso accade, purtroppo, nelle aule di Giustizia.

Da ultimo va sottolineato il comportamento delle tre guardie LIPU, che hanno avuto la sfrontatezza di chiedere 2.500,00 Euro ciascuno  come risarcimento danni, quando il regolamento emanato dal Ministero dell'Interno prevede che in caso di oltraggio a Pubblico Ufficiale (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza) la somma da risarcire venga determinata dall'Avvocatura distrettuale di Stato, che per noi è quella di Venezia, che in un recente caso di oltraggio ad agenti di Polizia, ha stabilito che la somma da versare fosse di 800,00 Euro : si avete capito bene, le tre guardie LIPU hanno chiesto più del triplo di quello che lo Stato considera un equo risarcimento, ed invece l'hanno preso nei denti.

Una raccomandazione finale a tutti: attualmente la "Zambonina" è diventata per davvero zona di rispetto, per cui non andateci a caccia!

Buona lettura della sentenza.

Scarica la sentenza

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Gennaio 2014 09:40